Centri e servizi antiviolenza: gli ultimi dati regionali

nodo (Created by Freestockcenter - Freepik.com)

[19-07-2018] Mentre Istat sta diffondendo un nuovo questionario che servirà a costruire un’unica banda dati nazionale sui servizi svolti dai centri antiviolenza, la Regione Veneto diffonde il suo ultimo report con i dati del 2017. Si tratta della terza edizione – dopo quelle del 2015 e 2016 - che fotografa il volume di attività, il numero di accessi, le prese in carico, l’entità dei finanziamenti: un quadro che consente una visione d’insieme di quanto fa e spende il complesso di 40 strutture, di cui 21 centri antiviolenza (Cav), 10  case rifugio (Cr) e 9 case di secondo livello (Csl) sul territorio veneto, a sostegno, cura e protezione delle vittime di violenza domestica e dei loro minori.

 

Nell’insieme migliora l’offerta di servizio rispetto al report precedente: aumentano del 15% le prese in carico ossia l’avvio del percorso di uscita dalla violenza; migliora la comunicazione tra i diversi servizi territoriali (servizi sociali comunali, pronto soccorso, servizi medici di base e specialistici, forze dell’ordine) con il potenziamento del lavoro di rete; aumenta l’offerta di rifugio nelle case protette migliorando l’indice di sottoutilizzo delle strutture esistenti.
 

Per guardare “in casa” si conferma l’ottima posizione dell’area metropolitana veneziana, che conta, in confronto alle altre province, il maggior numero di strutture sul territorio, con i suoi 6 Cav, rafforzati da altri 4 sportelli di ascolto, 2 case rifugio e una casa di secondo livello e un volume di donne prese in carico pari al 35% del totale, al primo posto con 1.086 utenti.

 

CENTRI ANTIVIOLENZA E SPORTELLI (guarda l'infografica su infogram.com o guarda a fondo pagina). I Cav sono 21, come si diceva, ma sul territorio sono presenti anche altri 20 sportelli di ascolto collegati a queste strutture di prima accoglienza. In totale 41 punti di accesso sul territorio regionale, uno ogni 130mila donne. Qui sono arrivate complessivamente 4.733 richieste d’aiuto e, fra queste, 3.107 sono state le donne "prese in carico". Con una popolazione femminile di oltre 2,5 milioni di donne significa che una donna ogni 530 ha contattato un centro/sportello e una su 800 ha iniziato un percorso di uscita dalla violenza.

 

Chi sono le donne che si rivolgono a queste strutture? La fascia di età più frequente è quella dai 41 ai 50 anni (28% e quota 868), seguita da quella che va dai 31 ai 40 (25%, con 780 utenti). Si tratta di donne per la maggiore dotate di un diploma di scuola superiore (33%) mentre le laureate sono al 13%, insieme quasi la metà dell’utenza: per dire che non è una questione di istruzione. Sono italiane al 70%, mentre il restante conta 63 nazionalità diverse che vanno dall’albanese alla tedesca, dalla pakistana alla statunitense, dalla rumena alla vietnamita. Ne conta percentualmente di più la provincia di Vicenza (35%), seguita da Belluno, Venezia, Rovigo, Verona, Padova e Treviso. Prevalentemente occupate – il 51% ossia circa 1.600 donne – fra queste, il 67% sono madri: si tratta di oltre 2 mila donne che convivono il dramma con la gran parte dei 1.747 minori censiti. Il report dichiara che il 64% di loro risulta coinvolto in situazioni di violenza assistita. Gli autori dei maltrattamenti sono al 98% uomini, e le vittime sono donne con cui intrattengono una relazione di unione o convivenza (57%); le separate o divorziate sono presenti al 20% e poco più del 19% le nubili: a sottolineare che il dramma si genera quasi completamente nell’ambito dei rapporti affettivi e familiari.

Che tipo di violenza subiscono? Le donne prese in carico nei Cav denunciano soprattutto violenza psicologica, anzi un quarto di queste – 581 donne – dichiara di non subire danni fisici. Si aggiungono altre forme “non fisiche”, come la violenza economica (985) e lo stalking (328). Sull’altro fronte al primo posto la violenza fisica (1705 donne), seguita da quella sessuale (309) e dalle molestie (101): la somma supera naturalmente il numero delle donne prese in carico perché possono cumularsi diverse forme su una sola vittima. Solo uno su tre degli episodi “fisici” arriva al pronto soccorso, non certo per levità delle lesioni. Le denunce sono un altro tasto dolente di questa realtà: delle 3.107 donne prese in carico meno di 800 hanno sporto denuncia alle forze dell’ordine, una su quattro.

La rete territoriale di servizi Cav. Il report rileva che la comunicazione funziona meglio dal Centro antiviolenza verso il territorio anziché viceversa. Per questo il 38% delle donne (1.042) arriva ai Cav e sportelli per propria scelta e un altro 21% su consiglio di amici e parenti. Mentre il Cav invia ai servizi sociali comunali il 62% delle donne prese in carico (1.932 su 3.107).

Finanziamento Cav. Circa 1,2 milioni di euro, di cui il 20% proveniente da privati, una quota che si presenta in crescita rispetto all’anno precedente: questa l’entità del finanziamento 2017 per le strutture che sono più private (13) che pubbliche (8). I contributi pubblici - statali, regionali o comunali - sono significativi per entrambe le tipologie, ma quasi esclusivi per le strutture pubbliche.

 

CASE RIFUGIO E DI SECONDO LIVELLO. Più eterogenea la distribuzione sul territorio di queste 19 strutture, le cui caratteristiche sono state oggetto di una recente modifica alla legge regionale di riferimento, qui non rilevata visto che il report riguarda il 2017 (ora risultano accorpate in "case rifugio di tipo A e B"). Si tratta di strutture abitative per le donne inviate dai Cav e i loro figli minori, quando ci sono. La provincia che ne risulta maggiormente coperta è quella di Vicenza che ne conta 7, seguita da Padova (5), Venezia (2) e una per ciascuna delle altre. In aumento i dati dell’accoglienza rispetto all’anno precedente, soprattutto nel numero di presenze giornaliere (+41% per le Cr e +2% per le Csl). I nuclei familiari accolti sono in aumento, invece per le Cr (+64% e quota 87), in diminuzione invece per le Csl (-15%). In aumento anche complessivamente i minori ospiti, passati da 118 a 154 (+30%).  L’utenza di queste strutture è prevalentemente composta da nuclei di donne straniere, tra il 70 e il 75%.

 

 

 

 

 

Buone notizie per l’anno in corso, che vede attivi 7 nuovi sportelli e 3 nuove strutture: un centro antiviolenza e una casa rifugio in provincia di Verona e ancora una casa rifugio in provincia di Treviso.

 

 

Per saperne di più

- Rilevazione delle strutture regionali 

- Le strutture antiviolenza in area metropolitana veneziana

Notizie collegate

- Dati delle attività: Venezia prima per servizi [dati 2016]

- I dati regionali 2015