Piani di Azioni Positive: a che punto siamo

Grafico presenza e validità dei Pap nei Comuni dell'area metropolitana di Venezia

 

 

[09-01-2017] Il 2016 ha visto un'intensa attività delle amministrazioni comunali del territorio nell'adozione dei propri Piani delle Azioni Positive (Pap), cioè dei piani programma di realizzazione del diritto, costituzionalmente sancito, di parità di trattamento tra donne e uomini nel luogo di lavoro. Oltre il 50% dei Comuni si è trovato - nell'anno appena concluso - nella necessità di adottare il nuovo piano, che prevede una durata triennale, per il triennio 2016-2018. 
 

E' disponibile ora un quadro riassuntivo della situazione, visto dall'osservatorio della Consigliera di parità metropolitana, competente territorialmente al rilascio di pareri e consulenze ai Comuni in fase di adozione del piano. Un quadro che lascia intravvedere alcune ombre. Precisa la Consigliera metropolitana, Annalisa Vegna: "Non tutti i Comuni richiedono il parere in via preventiva come dispone la legge. Questo fa sì che a volte i Comuni ci inoltrino il loro piano dopo l'approvazione da parte della giunta, ma anche che alcuni Comuni o non presentano il proprio piano o non lo rinnovano alla scadenza". 

Nel corso del 2016 per esempio sono stati 26 i Comuni ad aver inviato il proprio Pap alla Consigliera, che ha risposto fornendo in tutto 8 pareri positivi, 5 richieste di revisione e nei restanti 13 casi una "presa d'atto" dell'avvenuta approvazione da parte della giunta comunale. "Nella maggior parte dei casi - osserva ancora la Consigliera - offro suggerimenti o richieste di integrazione, cui talvolta i Comuni rispondono ripresentando il proprio piano e in questo modo molte richieste di integrazione si trasformano in parere positivo". 
 

Fra le criticità emergenti dai piani, le più frequenti riguardano l'assenza di veri e  propri obiettivi di miglioramento delle situazioni di partenza del personale dove siano presenti le disparità di trattamento nei percorsi di carriera, nelle posizioni di vertice ecc.; il ricorso al semplice richiamo agli obblighi di legge, la mancata descrizione degli uffici e servizi coinvolti nelle attività in programma: "Il piano dovrebbe essere un momento fondamentale per attivare misure concrete volte a consentire una reale parità tra uomini e donne nel luogo di lavoro, ma spesso se ne osserva la redazione su un piano formale o adempimentale che ne sminuisce l'efficacia", conferma Vegna.  
 

Situazione generale. Sono 44 i comuni interessati da questo obbligo, cui si aggiunge l'Unione dei Comuni Riviera del Brenta: in tutto 45 piani da adottare. Al 31 dicembre 2016:

  •  il 53% dei Comuni ha adottato un piano con validità 2016-2018; 
  •  il 16% ha un Pap con validità 2015-2017;
  •  il 2% ha un Pap con validità 2017-2019;
  •  l'11% ha un piano scaduto;
  •  il 18% non ha trasmesso alcun piano.

 

Attività 2016. Come riportato sopra, nel corso del 2016 sono stati inviati alla Consigliera 26 piani di azioni positive, da parte di 4 piccoli Comuni (fino a 5 mila abitanti), 13 Comuni da 5.001 fino a 15.000 abitanti e 9 Comuni oltre i 15.000 abitanti, fra cui il comune capoluogo, Venezia. Nelle situazioni del personale riportate, dove si osserva  una presenza  maggiore del personale femminile (53%)  rispetto a quello maschile (47%), si registra il divario di genere nelle posizioni apicali, con 80 donne con ruolo di responsabili di servizio o posizioni organizzative o dirigenti, rispetto a 138 uomini, che costituiscono dunque oltre il 63% delle posizioni retributive superiori, percentuale destinata ad aumentare nel caso in cui venissero considerati anche i/le segretari/e comunali, per la maggior parte dei casi uomini. 
 

Infografiche e materiali sono disponibili nella pagina "Piani di Azioni positive" di questo sito