Più tutele sul lavoro per chi subisce molestie: le novità dalla legge di bilancio

Silvia Cavallarin, consigliera di parità metropolitana di Venezia

[12-01-2018] Si rafforza la normativa di tutela contro le molestie e in particolare le molestie sessuali sul lavoro. Le novità, introdotte dalla legge di bilancio 2018, riguardano due aspetti della vita lavorativa di chi ha subito queste discriminazioni: il rispetto delle condizioni di lavoro per i rapporti già in essere e l'opportunità di accesso ad un  nuovo lavoro. 
 

La prima novità consiste nel divieto esplicito di sanzionare, demansionare, licenziare, trasferire o adottare misure organizzative che incidano negativamente sulle condizioni di lavoro, come conseguenza di una denuncia per molestie subite nello stesso luogo di lavoro. Sono vietati anche il mutamento di mansioni o altri comportamenti che assumano carattere di ritorsione o reazione alla denuncia. È forte e chiaro il richiamo alla responsabilità dei datori di lavoro nel garantire un clima organizzativo che conservi l'integrità fisica, morale e la dignità dei dipendenti e favorisca una cultura di rispetto e di sensibilizzazione sul fenomeno, che può perseguire anche in collaborazione con le rappresentanze sindacali. Una chiamata di responsabilità che naturalmente dovrà corrispondere alla correttezza di chi ha sporto denuncia per molestie. La norma prevede infatti che in caso di accertata falsa denuncia, decadono le tutele. 
Di rilievo il fatto che si tratta di misure permanenti, introdotte con l'aggiunta di due nuovi commi all'articolo 26 - compreso tra le norme di contrasto alle discriminazioni - del Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, il decreto legislativo 198 del 2006.

 
Avrà valore invece temporaneo e un ambito più delimitato, la misura di incentivo a nuove assunzioni di soggetti vittime di violenza domestica e di genere, contenuta nel comma 220 della legge di bilancio. Possono ricorrervi solo le cooperative sociali, solo per assunzioni a tempo indeterminato svolte nel solo anno 2018 e attive per un massimo di 3 anni. Il beneficio consiste nello sgravio fiscale contributivo. Condizione indispensabile per questo tipo di assunzioni è la certificazione dei servizi sociali o delle strutture antiviolenza del percorso avviato dalla lavoratrice o dal lavoratore vittima delle discriminazioni. 
 
Molti sono dunque i paletti posti dalla norma su questo importante aspetto che affronta un nodo cruciale nel percorso di uscita dalla condizione di vittima. È noto infatti che tra i fattori responsabili del perdurare di minorità, sottomissione e recidiva, quello economico è fra i più determinanti. Senza lavoro e senza soldi è ben difficile uscire di casa, rifarsi una vita, mantenere totalmente o parzialmente i figli che vanno necessariamente sottratti alla medesima condizione di disagio e di minaccia alla loro crescita.
 
La consigliera di parità metropolitana, Silvia Cavallarin: "È certamente una norma benvenuta e, più che utile, necessaria, se vogliamo rendere coerente l'adesione del nostro Paese alla Convenzione di Istanbul sancita con una legge del 2013. Sarebbe dunque grave se permanesse soltanto con queste limitazioni e solo per il 2018".

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