Innovazione sociale, il Veneto prepara il terreno alle prossime sfide e cerca nuovi progetti

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[16-08-2017]  "Un'occasione imperdibile e benvenuta. Lo dico da inizio mandato che una politica attenta alla innovazione del sistema produttivo e sociale è essenziale a prevenire e contrastare forme di disuguaglianza, dove si annidano la disoccupazione femminile, i licenziamenti in maternità o paternità e in sintesi tutto l'ambito della parità e delle pari opportunità". Così la Consigliera di parità metropolitana di Venezia, Silvia Cavallarin, in merito all'avviso pubblico emanato dalla Regione Veneto dedicato agli strumenti di innovazione sociale, per l'inclusione e la sostenibilità del sistema economico e produttivo del territorio. 
 

Con una previsione di spesa di 4 milioni di euro sul fondo sociale europeo 2014-2020, la giunta regionale del Veneto, con avviso pubblicato nel Bollettino ufficiale n. 77, invita Università, enti e istituzioni di formazione superiore e continua, nonché ai servizi per il lavoro, alla  presentazione di progetti di ricerca-azione volti a favorire la creazione di strumenti di innovazione sociale per "NS2 Nuove sfide nuovi servizi".
 

Si tratta di una iniziativa congiunta degli assessorati al Lavoro e alla gestione dei fondi Ue, volti a contrastare le sacche di povertà e disuguaglianza sociale creando nello stesso tempo un'economia sostenibile in grado di coniugare profitto e occupazione, ricchezza e benessere. 

In Veneto si registra che il 10 per cento più ricco della popolazione regionale "accumula da solo 5 volte il reddito a disposizione del 10 per cento più povero", con un rischio di povertà o esclusione sociale che interessa quasi il 17 per cento, cioè 828 mila residenti in seria difficoltà di sbarcare il lunario, con un'accentuazione del rischio a carico in particolare delle donne e delle giovani generazioni e delle famiglie con minori a carico. 
 

L'avviso, che cita in premessa i dati di analisi del fenomeno tratti dall'annuario statistico regionale di recente pubblicazione, intende stimolare pratiche innovative di collaborazione, riuso e diffusione di buone prassi nel sistema economico, in grado di creare un circolo virtuoso che allarghi l'orizzonte dell'economia del profitto a quello di un'economia collaborativa, sensibile all'impatto delle proprie azioni sulla collettività e sull'ambiente. 
 

Tre le linee di intervento previste:

  • di impatto sociale (social impact), per promuovere politiche di responsabilità sociale d'impresa con creazione di strumenti di welfare aziendale e territoriale;
  • di economia collaborativa, per favorire modelli d'impresa complementari e cooperanti nella produzione di beni e servizi;
  • di economia circolare, attenta ai valori del "ridurre, riusare e riutilizzare", per incoraggiare modelli produttivi più sostenibili sul piano sociale, economico e ambientale.

I progetti avranno come destinatari lavoratori e lavoratrici del privato e delle imprese sociali (esclusi i settori della pesca e della sanità), dipendenti e autonomi o liberi professionisti, persone svantaggiate. 

Le proposte, come detto, dovranno pervenire da Atenei e altre istituzioni o enti accreditati per la formazione superiore, per la formazione continua e per i servizi al lavoro entro il 2 ottobre prossimo.
 

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